
In età scolare possono insorgere difficoltà cognitive, a volte associate a cambiamenti comportamentali, dovute ad un deficit di attenzione o iperattività (ADHD) o a disturbi specifici dell’apprendimento – DSA (dislessia, discalculia, disgrafia).
Spesso anche in età adulta possono insorgere deficit cognitivi a seguito di eventi cerebrali traumatici (trauma cranico – encefalico) o vascolari (ictus ischemico o emorragico) o per effetto di malattie degenerative (Alzheimer, Demenza fronto – temporale, Demenza vascolare, Afasia progressiva primaria, Sclerosi Multipla, Parkinson, Demenza a corpi di Lewy).
Fisiologicamente inoltre, il sistema cognitivo tende ad impoverirsi con il procedere degli anni: ecco perché è importante notare se vi siano variazioni nella proprietà di linguaggio (e.g. avere la sensazione di avere la parola sulla “punta della lingua”), di memoria (e.g. difficoltà di orientamento e/o nel ricordare informazioni nuove), di attenzione (e.g. difficoltà di concentrazione soprattutto quando sono presenti più stimoli contemporaneamente) o comportamentali (e.g. irascibilità, rabbia, abulia, ansia, umore deflesso…).
In tutti questi casi è utile eseguire una valutazione neuropsicologica. Questa permette un’inferenza sulle funzioni cognitive (memoria, attenzione, linguaggio, funzioni esecutive) attraverso la somministrazione di test psicometrici validati e standardizzati.
Le finalità per cui si decide di eseguire una valutazione neuropsicologica possono essere molte (diagnostica, prognostica, per pianificare un progetto riabilitativo, legale-assicurativa…), ma in primo luogo si vuole fornire un quadro cognitivo del paziente, come a voler scattare una fotografia.
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